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December 30 Addio 2007 Ed eccomi alla fine. Che dire. Le solite cose è stato un anno di merda ma il 2008 sarà meglio. Ma non è vero. Ho vissuto anni peggiori ed ho visto giornate ben più buie. Diciamo che è stato un anno così così. E il 2008. Io penso sarà così così anche lui. D'altronde che aspettarsi se non la mediocrità. ...una vita da mediano
da chi segna sempre poco
Come dice Ligabue in una sua canzone.che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco una vita da mediano che natura non ti ha dato nè lo spunto della punta nè del 10 che peccato lì, sempre lì, lì nel mezzo finchè ce n'hai stai lì.... Non so se qualcuno leggerà mai queste pagine. In ogni caso, a chiunque lo farà, faccio i miei migliori auguri di un 2008 non da mediano..... Tanti auguri a tutti. December 20 Tentar non nuoceQuesto potrebbe essere l'inizio di un racconto che non ho mai scritto Polvere A volte il silenzio dice molte cose. A volte il silenzio porta con se echi di storie lontane, perseo addirittura dimenticate. Ma forse e’ per questo motivo che a lui piaceva tanto. Nel silenzio poteva ascoltare la voce dei suoi pensieri oppure il lento sgocciolio dei ricordi. Gli piaceva molto starsene li, seduto, ai piedi di quella grande quercia le cui radici biforche e sporgenti offrivano un comodo sedile naturale e la sua folta chioma un grande senso di sicurezza. Era, per così dire, il suo albero se così si può dire di una albero; un albero, come del resto tuttoquello che è natura, appartiene esclusivamente a se stesso. Era li prima che nascesse e molto probabilmente vi sarà anche dopo che lui sarà morto: che senso ha parlare di possesso. Da quel punto si poteva ammirare la stretta e sinuosa valletta, quasi una forra, che, partendoda sud, dal crinale, si dipanava, allargandosi, verso la grande valle ove si poteva vedere con ampio respiro la Città; o quello che ne rimaneva dopo il Buio. L’autunno inoltrato inferiva a quello che poteva apparire una stretta ruga del monte uno spettacolo per pochi; i suoi pendii scoscesi erano ricoperti da fitte macchie di acacia e di carpano con l’eccezione di alcuni antichi castagneti vecchi quasi quanto il mondo conosciuto. Uno spettacolo che contava migliaia di tonalità di giallo, rosso e verde resi ancora più suggestivi dal sordo rossore di un sole che stava tramontando dietro alla spalla ovest della valle; difronte a lui. Le ombre si allungavano e le poche nubi nel cielo si tingevano di fuoco nella parte sottostante mentre l’aria intorno andava facendosi via via più densa. Avrebbe voluto che quel momento si dilatasse all’infinito tanto gli piaceva stare li, coi piedi scalzi sulla poca erba rimasta gustandosi il lieve misto di brivido e solletico che questa gli dava. Silenzio. Solo questo. Rotto dallo sporadico stormire di folate di vento tra le foglie ed il lontano e regolare abbaiare di un cane: quasi un metronomo a rompere l’immobile senso di eterno che quel momento gli dava. Ma era ora di tornare e questo lui lo sapeva bene. Infilò i suoi sandali di cuoio, si alzò e prese a scendere il ripido sentiero lasciandosi alle spalle il sole tramontante, oramai solo un cucuzzolo rosso fuoco dall’altra parte della valle, e l’uggiosa nostalgia dei suoi pensieri. |
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