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    January 22

    Ennesima citazione

    Stamattina mi sento in vena di essere più banale del solito.
     
    Una vita da mediano
    da uno che si brucia presto
    perché quando hai dato troppo
    devi andare e fare posto....
     
    Sempre dall'omonima canzone di Ligabue. Più l'ascolto più mi ci riconosco.......
    Non è che ho "dato troppo" ma penso che io debba "andare a fare posto".
     
    Saluti.
    January 20

    EveryBody Lies

    Va bene, lo ammetto mi piace un sacco la serie tv DrHouse. Non guardo mai la tv ma per questa serie faccio molto volentieri un'eccezione.
    E' troppo divertente. Insomma basta con lo stereotipo del medico bravo, buono e comprensivo.
    House è bravo e basta. Per il resto è un idiota. Ma questo fa il telefilm molto spassoso. Io credo sia una delle migliori idee degli ultimi tempi.
    Hugh Laurie è un attore molto espressivo col viso ed il doppiatore italiano è veramente bravo. Ho provato ad ascoltarlo in lingua originale.Hugh è inglese e si capisce abbastanza bene ma il suo tono di voce è molto piatto. Una delusione. Meglio in italiano. Chase in lingua originale è incomprensibile. Credo sia veramente Australiano...
    Vabbè, fatto sta che mio fratello, conoscendo la mia passione ed avendo il digitale terrestre ha pensato bene di invitarmi a casa sua a vedere la prima puntata della quarta serie. Così ieri sera mi sono seduto sul suo divano ed ho guardato la puntata mentre mio nipote mi faceva il solletico ed io cacciavo degli urli del 32. Ma questo è normale.
    Però è stato molto bello.
     
    Un grazie di cuore Paolo
    January 15

    Oggi mi sento ondivago

    Parole nuove. Mi piacciono le parole nuove. Ondivago appunto è una parola nuova.
    L'ho letta una mattina mentre sfogliavo il giornale al bar. Era riferita ad una politica di governo.
    Mi sono alzato per andare al lavoro ma il tarlo mi rodeva. Allora ho chiesto cosa significava alla barista.
    Nemmeno lei lo sapeva ma con un breve ragionamento ci è arrivata. "Una cosa che vaga come le onde, in balia delle onde".
    In effetti potevo arrivarci anch'io, non era difficile.
    Quando imparo una parola nuova, mi piace usarla. Anche a sproposito a volte.
    Mi ricordo che quando facevo servizio civile c'era un assistente di base molto simpatico.
    Un giorno imparammo il significato della parola ONLUS (mi sa che è un acronimo). Allora prima di iniziare, la mattina, a volte diceva "Oggi mi sento ONLUS". Era buffo. Credo di aver ereditato questo atteggiamento da lui.
    Ed oggi mi sento ondivago. Calza a pennello.
    Come su di una barca. Il beccheggio dei pensieri ed il rollio della routine.
    Di solito il rollio è più ritmico, armonioso. Il beccheggio è più imprevedibilie e dipende dalle onde che cerchi di frangere.
    Ma il mare della mia mente, oggi, non è a calma piatta. Così abbasso i flap e la prua si schiaccia giù. Taglia meglio l'onda. Manetta. Spruzzi d'acqua bagnano di salsedine me ed i miei dubbi.
    Pensieri. Molli direi. Quasi liquidi. In ogni caso troppo poco consistenti per poggiarvici sopra il concreto piede della ragione.
    Cerco di concentrarmi sul lavoro ma fuggono finendo chissà dove seguendo chissà quali obliqui percorsi.
    Ed è una gran bella sensazione.
    Oggi va così. Domani andrà senz'altro meglio.
    January 12

    E se fosse un addio ?

    Parlare di morte è sempre un cosa un po’ strana specie in un blog. Ma non posso esimermi da dire alcune parole che però rilego in questo limbo silenzioso quasi fossero solo puntini di sospensione. Come con posso esimermi dalla mia ennesima citazione. “Dov’è la morte? Sempre nel passato o nel futuro, poiché non appena diventa presente non esiste più” E questo mi sembra sia Borges ma no ne sono affatto sicuro. Non ricordo.

     

    Addio Bassi Aldo. Così eri per l’anagrafe, per tutti semplicemente Dino, per me Zio Dino.

    Ti ricordo da sempre,  forse addirittura dai miei primi ricordi di bambino. Tu e la Zia Rosina ci siete sempre stati.

    Tu mi conosci e lo sai che odio i luoghi comuni e che penso che tutti parlino bene dei morti per il semplice fatto che sono morti. Così ho cercato di trovare cose non belle da dire su di te. Ho cercato e, credimi, non ci sono riuscito. E tu lo sai che ci riesco quasi sempre. E’ che non le ho trovate.

    Per cui ti devi rassegnare, dirò solo cose belle su di te; perché non sono nient’altro che la verità.

    Avevi 87 anni quando te ne sei andato. Età di tutto rispetto ed anni, io credo, spesi nel modo migliore possibile. Più di 50 dei quali passati con la Zia. Sempre assieme. Sempre inseparabili. Un rispetto ed una fiducia reciproci a dir poco invidiabili. Un premura, l’uno dell’altra, ammirabili. E mi piace anche pensare ad un amore in inimmaginabile.

    Sai, poco dopo che te ne sei andato, la Zia ha detto “Ho sempre pensato di andarmene prima io, così gli avevo scritto una lettera per dirgli tutto”. Io le ho detto “Credo proprio che lo Zio sappia già quello che gli volevi dire”. Chissà quante cose vi siete detti in tanti anni anche senza bisogno di parlare.

    Un forte fede cattolica, incrollabile direi, che ho sempre ammirato. Un amore profondo ed un orgoglio cristallino verso quello che è stato il tuo lavoro (il legno). Spero di poterti imitare almeno in questo.

    Una onestà assoluta, d’altri tempi direi. Questo è un valore che sia i miei genitori che voi due Zii mi avete trasmesso assieme alla certezza che “Essere onesti sul breve periodo fa sembrare stupidi, ma sul lungo periodo paga sempre”.

    Tutto questo avrei voluto dirti ed altro ancora. Ma non ho fatto in tempo.

    Sapevo che ti avevano ricoverato il primo gennaio perché eri stato improvvisamente male. Ma io perché oberato dal lavoro o solo perché troppo pigro non sono venuto a trovarti.

    Tu sei morto Giovedì 20 Gennaio 2008. Alle ore 12.30 mentre io ero in macchina e stavo venendo da te. Non ce l’ho fatta. Quando sono arrivato era troppo tardi.

    Credimi Zio questa è una cosa che non mi perdonerò mai. Questa è una colpa che mi tormenterà per il resto della mia vita. So che ritornerà quando meno me l’aspetto. E lo farà urlando.

    Siccome so esattamente dove tu sei ora e so esattamente dove andrò io quando morirò, credo che questo sia proprio un addio. Forse l’addio più lungo che avrei mai potuti darti.
     
    Addio Zio Dino
    January 08

    Rumore di fondo

    Cavolo Ivan, come sei messo!!!! Altra notte insonne altre schifezze da scrivere....
    Vabbè andiamo avanti.
     
    Nessuno ha mai fatto caso al rumore di fondo. Io l'ho sentito molte volte ma l'ho ascoltato solo stamattina.
    In auto, andavo al lavoro. La mia autoradio è un cesso. Non beccava niente ed il pll non riusciva ad agganciare nulla di sensato.
    Risultato un comunissino a anche godibilissimo rumore di fondo.
    Uno cccczzzzzccccczzzzzzcccccz come quello che si sentiva nelle vecchie radio, quelle ancora con il manopolone.
    E così mentre aspettavo che il vigile davanti alle scuole elementari mi facesse passare ho iniziato ad ascoltarlo.
    Lo sfrigolio è regolare, quasi ritmico direi. Ma di tanto in tanto c'è qualche imprevisto schiocco a rompere la monotonia.
    E così, mentre un fugone della DHL mi tagliava la strada ho pensato....
    Ma noi tutti viviamo nel rumore di fondo....
    A pensarci bene buona parte di quello che ci succede, forse molta parte, ci rimane indifferente come un sordo crepitio alle nostre orecchie. Ci scivola via di dosso quasi fosse pioggia sul parabrezza. Ma la cosa non ci disturba. Anzi usiamo il tergicristallo per farla andar via prima.
    La domanda è: dovrebbe disturbarci?
    Io credo di no. Di tutto quello che è comune, ovvio ed anche banale forse è meglio che ce ne liberiamo il più presto possibile.
    L'uggioso suono della routine serve a riempire i silenzi ma nulla più. Quindi benvenuto crepitio, ma scorri da me senza lasciare segni evidenti.
    Ma nel rumore di fondo ci sono anche gli schiocchi irregolari.
    Penso che questi picchi di segnale siano un po' come le cose che ci riaccendono il sorriso. Anche piccole cose.
    Che ne so. Una piacevole conversazione con la cameriera del tuo bar preferito nel quale prendi il caffè la mattina. Riuscire a far sorridere un collega triste ed oberato dal lavoro. Un forgone della DHL che ti da la precendenza (eh no questo è impossibile). Reincontrare un vecchio amico che non vedi da un sacco e scoprire che sta bene. Noi ci nutriamo di queste cose.....
    Fondamentalmente penso che ce ne stiamo qui.
    Ignorando lo sfrigolio, apprezzando gli schiocchi ma tutti quanti aspettando che il pll agganci e che una stazione di buona musica faccia finalmente muovere i nostri woofer alla grande cosicchè anche noi ci mettiamo a cantare. Fregandocene di tutto. Anche del TIR che ci sta dietro.
    Almeno per me è così.
    Saluti.
     
    January 05

    Fuori da un evidente destino (con mille scuse a Faletti)

    Eh si mille scuse gliele devo. Innanzitutto per non aver mai letto nessun suo libro. Poi perchè ho preso in prestito un suo titolo. Ma è troppo bello, non potevo farne a meno.
    Ed eccomi qui, dopo aver passato una notte insonne a mettere le ultime pezze ad un codice che fra poche ore dovrà funzionare. Ad ogni costo. Ed il suo prezzo potrebbe essere la mia Domenica.
    Dopo aver passato alcuni minuti a cercare di conoscere nuovi amici su vari blog interessanti.
    Sono qui a raccontarmi, ancora una volta.
     
    E' solo che stamattina ho voglia di sfidare il destino. Guardarlo in faccia e dirgli "Fatti sotto, sono pronto e picchio duro!!!"
    Ma il destino è beffardo, ti gira da dietro e ti colpisce all'improvviso. E purtroppo sa sempre esattamente dove, come e quando trovarmi.
     
    Ho voglia di dire alle persone che non mi stimano e mi ostacolano "Tornate a casa nani, levatevi davanti. Per la mia rabbia enorme mi servono giganti". 
    E qui le mie scuse vanno a Francesco Guccini. Chissà perchè non mi vengono parole originali ma cito solo canzoni ultimamente. Mi sa che ascolto troppa musica o forse è semplicemente perchè non sono originale.
    Ma poi so che me ne pentirei forse solo per codardia, forse solo per rispetto. Non so.
     
    Avrei voglia di cacciare lucciole per trasformarle nel cielo stellato che sta dentro il barattolo di vetro di un bimbo di sei anni.
    Ma le lucciole stanno troppo bene fra il grano ed i papaveri nella mia terra a giugno.
     
    Vorrei dire alle persone che mi vogliono bene "Non preoccupatevi per me, ho solo alcune vecchie ferite da lenire. Io sto bene. Sopravviverò anche stavolta. Ancora una volta. Come sempre"
    Ma loro mi vogliono bene e già lo sanno. Non ho alcun bisogno di dirglielo. E così lascio che il silenzio parli per me.
     
    Vorrei poter guardarmi indietro e dire "Cavolo, ne ho fatta di strada. A volte in salita, a volte in crinale, a volte in discesa. Ma sempre come il sentiero ha voluto".
    E questa credo sia l'unica cosa a cui non posso appendere un "ma".
     
    Un saluto a tutti coloro che avranno la voglia e la pazienza di leggermi.